valutazione rischio chimico

Il Titolo IX del D.Lgs. 81/2008 richiede di effettuare una valutazione del rischio chimico per le attività dove si utilizzano sostanze o preparati potenzialmente pericolosi per la salute e la sicurezza. La valutazione è un obbligo non delegabile a carico del datore di lavoro che deve essere effettuata secondo i criteri contenuti nell’art. 223 del D.Lgs. 81/2008. Tale valutazione deve essere effettuata preventivamente all’inizio delle attività che comportano l’uso di agenti chimici pericolosi, in modo da consentire l’adozione di adeguate misure di prevenzione e di tutela della sicurezza e della salute.

Ricordiamo, a tal proposito, che l’articolo 223 stabilisce che il datore di lavoro determina preliminarmente l’eventuale presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro e valuta anche i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di tali agenti, prendendo in considerazione in particolare:

  • le loro proprietà pericolose;
  • le informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal responsabile dell’immissione sul mercato tramite la relativa scheda di sicurezza predisposta ai sensi dei decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 14 marzo 2003, n. 65, e successive modifiche;
  • il livello, il tipo e la durata dell’esposizione;
  • le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti, compresa la quantità degli stessi;
  • i valori limite di esposizione professionale o i valori limite biologici; di cui un primo elenco è riportato negli allegati XXXVIII e XXXIX al D.Lgs. 81/2008;
  • gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare;
  • se disponibili, le conclusioni tratte da eventuali azioni di sorveglianza sanitaria già intraprese.

Inoltre il documento di valutazione dei rischi deve contenere almeno le seguenti informazioni:

  • analisi del processo lavorativo e classificazione delle mansioni;
  • identificazione degli agenti chimici pericolosi;
  • definizione del livello di rischio per ogni sostanza che può essere definito irrilevante o non irrilevante per la salute e basso o non basso per la sicurezza, secondo l’art. 224, anche attraverso l’utilizzo di modelli di calcolo e/o algoritmi.